G. Venturi – Le rondini

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Anni fa, quando acquistammo il nuovo appartamento, scoprimmo che a un angolo sotto il cornicione del tetto (quindi, alla nostra altezza), c’era un nido di rondini. Queste si consideravano, al nostro piano, del tutto “a casa”, e una volta, in tutta tranquillità, e perfettamente affidata al radar, una di queste si infilò dalla porta finestra dello studio e uscì dalla porta finestra della sala da pranzo. Allora, come oggi, le vediamo arrivare dalla finestra del bagno, cabrare a un metro dal muro, e rilanciarsi nei giri per il cielo, a gruppi di tre, cinque, anche quindici o venti. Quel nido, però non c’è più, perché qualche anno fa, avendo i muratori realizzato una impalcatura dal suolo al tetto, una delle rondini andò a sbattere contro uno dei tubi, con esito letale. Il nido fu abbandonato. L’abitudine a fare i voli nella nostra zona e a volare verso il muro, è rimasta. A una certa ora del mattino, tutte le mattine, si scatenano il rodeo e i gridolini così caratteristici. Una paio di volte, sono anche riuscito a fotografarle. Ma ci vorrebbe un sistema automatico, che le immortalasse all’arrivo a così breve distanza dalla finestra, oltre che nei loro volteggi in gruppo. (Racconto tratto da I minimi 2)