G. Venturi – I Trecento

G. Venturi – Le rondini
14 Aprile 2022
G. Venturi – Tre gatti su una scala
26 Aprile 2022

Era stata veramente una lunga marcia, quella da Sparta alle Termopili; una andata senza ritorno, perché, non c’era dubbio, tutti sarebbero rimasti là, sopraffatti dalla marea degli avversari. Là, gli spartani avrebbero fatto quello che sapevano fare meglio: combattere, disposti a morire tutti, pur di fermare i Persiani. Era il loro compito. Certo, era un paradosso che proprio loro, così gelosi della propria diversità, così unici nella loro realtà di popolo e Stato, si sacrificassero per tutta la Grecia. Ma, con tutte le sue diversità (negative), le sue liti perenni, i suoi limiti, la Grecia era la civiltà, e il regno persiano, con tutta la sua sontuosità, ricchezza, sterminato numero di abitanti, era la barbarie; non solo: anche gli spartani sarebbero finiti, se i persiani avessero vinto. Quindi, meglio la morte in battaglia e la gloria che ne derivava. Forse l’unico vero dubbio degli spartani riguardava gli altri, quelli che avrebbero dovuto, grazie al ritardo imposto alla avanzata dagli spartani, giocare bene le loro carte e vincere. Ne sarebbero stati capaci? Loro, una volta all’Ade, avrebbero potuto solo stare a guardare. È vero che a volte gli stessi ateniesi, così perduti dietro alle chiacchiere – perfino alla filosofia – quindi inclini a perdere tempo; per non parlare della democrazia, del gioco delle parti in politica del quale tanto si dilettavano; si erano mostrati geniali nelle scelte di guerra, e, spiaceva ammetterlo (ma gli spartani erano gente onesta), anche valorosi. Anche loro avevano mostrato di essere capaci di morire per la patria. Lo stesso giro filosofico contava gente, a cominciare da Socrate, che aveva saputo fare bene il mestiere delle armi. Quindi, la cosa migliore era non porsi altri problemi e combattere. Quando li avevano avvisati che le frecce dei persiani avrebbero oscurato il cielo, avevano risposto, sprezzantemente: meglio, combatteremo all’ombra! Ecco, il momento era venuto. Non c’era bisogno di vederli, i Persiani, bastava il frastuono che facevano. Come le donne al mercato …
Poi, fu la guerra, e degli spartani non rimase nessuno. Alla fine, i persiani passarono, e continuarono l’invasione. Ma, un giorno, sarebbero ritornato da dove erano venuti, con la coda fra le gambe. (Racconto tratto da I minimi 2)