1973 - 1982 : il primo periodo
Nel 1973 l'IPSSER subentrò all'Onarmo nella gestione della Scuola di
Servizio Sociale avendo tale Ente sospeso la sua attività. L'impresa non fu semplice in considerazione della
ventata di crisi delle scuole di servizio sociale seguita alla contestazione del 68 che aveva messo in discussione
il ruolo dell'assistente sociale. L'IPSSER ritenne che, pur con i necessari adeguamenti alle mutate condizioni
storiche e sociali e all'avviato decentramento regionale, la scuola aveva una sua giustificazione nell'ambito del
pluralismo sociale e istituzionale, e avrebbe dovuto fare riferimento alla persona e alla esigenza di partecipazione
nel nuovo contesto regionale e alla riorganizzazione dei servizi su base territoriale. Il piano di studi che fu
elaborato dal Comitato tecnico-scientifico della Scuola (formato dai Proff.ri Achille Ardigò, Augusto Balloni,
Vincenzo Cesareo, Demos Gotti, Luigi Ferri, Fiorenzo Facchini, Ass. soc. Maria Marchi) rifletteva questa impostazione
culturale. Vennero inseriti alcuni insegnamenti di base (come l'Antropologia), nuovi insegnamenti di materie professionali
(come l'Amministrazione sociale e la Politica dei servizi) e corsi metodologici (come la Metodologia della ricerca).
Nello stesso tempo venivano avviati nel III anno i tirocini ricerca come esperienza di osservazione partecipante,
attenta alle diverse aree del servizio sociale, con l'intento di collegare in modo organico e globale il momento
formativo con quello operativo sperimentale. Queste esperienza è durata per tutto il periodo della scuola
e ha visto impegnati gli allievi dell'IPSSER in molte aree del servizio sociale, in diversi Enti e comprensori.
Nel generale sbandamento sull'identità dell'assistente sociale il lavoro di quegli anni rappresentò
una esperienza di sicuro interesse che portò anche alla elaborazione di una ipotesi-progetto per la formazione
di operatori sociali da parte di una commissione composta di docenti della Scuola. Il tentativo era quello di individuare
il ruolo dell'assistente sociale in rapporto agli obiettivi dei Consorzi socio-sanitari (che si sarebbero trasformati
nelle Unità Sanitarie Locali). Da questa ipotesi progetto prese poi avvio nel 1978 la proposta formativa
contenuta nel volume "Marginalità e devianza" (Ed. Patron, Bologna, 1978) curato dal Prof. Costantino
Cipolla, docente della Scuola. Secondo questa tesi si profila una figura di operatore che ha il compito di lavorare
dentro e fuori l'istituzione, con funzione anche di coscienza critica dell'istituzione, impegnato sia nel prevenire
la marginalità che nel recuperare e trattare la devianza.
La figura di operatore ipotizzata differiva non solo dal modello prevalente prima del 1968 (assistente sociale
visto come funzionale al sistema) o immediatamente dopo (assistente sociale come agente di cambiamento), ma anche
da quello di operatore unico polivalente, proposto da alcuni, che finiva per diventare necessariamente generico
o carico di eccessivi compiti.
Ma gli spunti formativi e operativi contenuti in queste proposte non trovavano il necessario supporto giuridico
per mancanza sia di un ordinamento quadro dell'assistenza sociale sia del riconoscimento giuridico del titolo professionale
di assistente sociale.
I tempi per una reale svolta e una rifondazione del ruolo dell'assistente sociale non erano ancora maturi, il clima
era ancora di grande incertezza. Si avvertiva la necessità di indicazioni precise da parte della Regione
e degli Enti locali in ordine alla professione dell'assistente sociale e alla sua preparazione. Anche dall'Università
non provenivano particolari segnali.
In questo clima di incertezza, si decise di sospendere le iscrizioni al I corso per il 1980-81 e in seguito anche
per il 1981-82. Fu una pausa di riflessione o, se si vuole, un periodo di attesa che fece avvertire più
forte l'esigenza di una sede formativa per assistenti sociali, anche perchè, nel frattempo, riprendevano
i concorsi negli Enti pubblici e con il D.P.R.162/1982, relativo alle scuole universitarie dirette a fini speciali
si crearono le premesse perché l'Università istituisse una propria scuola per assistenti sociali.